Dal 2000 al 2025: i mercati azionari tra bolla delle dot.com e boom dell’intelligenza artificiale
- Mass R
- 6 set 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Ricordo ancora com’era l’aria a fine anni ’90: ero un giovane laureando elettrizzato dal web, con pagine HTML scritte a mano, sognando startup che avrebbero cambiato il mondo. Per un momento, sembrava che chiunque potesse diventare ricco da un’idea digitale.
Oggi, mentre scrivo con una tazza di caffè accanto, avverto lo stesso brivido quando guardo i titoli legati all’intelligenza artificiale (IA) volare in borsa. Ma ora, dopo anni di gavetta, guardo con occhi diversi: con entusiasmo, certo, ma anche con la saggezza della storia.
Riflessione: cosa accomuna — e cosa distingue — i due periodi
1. La forza della narrativa rivoluzionaria
Anni 2000: la narrativa dell’“information superhighway” generava entusiasmo e compravendite speculative. Ogni proposizione di business che terminava in .com
alimentava aspettative irrealistiche su cui non c'erano modelli di valutazione e pricing adeguate.
2025: si parla di “rivoluzione generazionale dell’IA” — una trasformazione forse ancora più pervasiva. In ogni ambito specifico in cui l'IA viene adottata, ha dato prova di poter apportare benefici di magnitudine mai vista.
2. Concentrazione del mercato
Durante la bolla dot.com, pochi titoli tech dominavano il Nasdaq.
Oggi i “Magnificent Seven” (Nvidia, Apple, Microsoft, ecc.) rappresentano fino al 40 % del valore dell’S&P 500, superando persino i livelli del 2000 (34 %). Questa concentrazione è molto alta e vanifica parzialmente l'efficienza della diversificazione e decorrelazione degli asset in portafoglio.
3. Valutazioni elevate—ma meglio giustificate?
All’epoca, si regalava valore a startup spesso senza utili. Come detto, non c'era preparazione a modelli di sviluppo di tale magnitudine e rapidità
Oggi, pur con multipli alti, molte mega‐tech hanno crescita reale e profitti solidi ([Goldman Sachs evidenzia fondamentali più robusti rispetto al passato]. I multipli (in termini di P/E) sono adesso sostenuti da dati di trimestrali solide con vendite reali e profittabilità sostenute.
4. Contesto macro più fragile ora
I tassi sono più alti, l’inflazione è una variabile concreta e la geopolitica incerta crea terreno meno stabile rispetto agli anni ’90.
5. I rischi di una bolla? Alcuni vedono segnali preoccupanti
Torsten Sløk di Apollo afferma che le valutazioni AI sono ancora più sopravvalutate di quelle della bolla dot‑com.
Erik Gordon (University of Michigan) avverte che l’impatto della rottura dell’IA potrebbe essere molto più doloroso, coinvolgendo anche fondi pensione e risparmiatori retail.
Deutsche Bank segnala livelli di margine indebitamento simili a fine anni ’90, potenzialmente spia di eccesso di ottimismo.
6. Una proposta concreta per agire con più equilibrio
Research Affiliates suggerisce di adottare strategie basate su indici fondamentali (come RAFI), che ponderano le aziende in base al loro impatto reale sull’economia — un modo per evitare gli eccessi speculativi tipici delle bolle narrative (researchaffiliates.com).
7. Voce degli esperti
Torsten Sløk (Apollo): i top 10 S&P 500 oggi sono più sopravvalutati rispetto al periodo dot‑com.
Bank of America: valutazioni record anche in price‑to‑book e CAPE (Shiller) — ai massimi da 2000 e 1929.
Howard Marks (Oaktree): c’è parallelismo, ma anche differenze — suggerisce prudenza, non panico.
Financial Times: l’AI pesa per oltre il 6% del PIL, ma un suo eventuale stop brusco potrebbe essere rischioso.
Riflessione finale
Sento ancora quell'euforia di fine anni ’90, ma oggi la tempero con prudenza e con un poco di saggezza in più dovuta all'età ed esperienza.
L’IA ha un potenziale enorme, e molte aziende oggi hanno fondamentali solidi; ma la storia insegna che troppe promesse senza conferme possono trasformarsi in rovine speculative.
La similitudine? L’entusiasmo ed i P/E (prezzi/utile per azione).
La differenza? Oggi la tecnologia è più monetizzabile, ma il contesto è più incerto e i rischi di concentrazione ancora più marcati.
Conclusione personale
Goditi il panorama e lascia che l’entusiasmo ti motivi, non accechi. Ragiona con equilibrio: considera diversificazione, attenzione ai fondamentali e un occhio alla storia — perché ciò che sale troppo in fretta potrebbe cadere con la stessa velocità.
Tieni in considerazione che ogni asse è soggetto ad oscillazioni e ritorni verso la media e che nell'orizzionte di lungo periodo prezzi e multipli elevati comportano rendimenti più contenuti. Tuttavia quando ci sarà un ritorno verso la media non è determinabile con precisione per cui entrare o uscire dal mercato non sono strategie che statisticamente "battono" il mercato. Se possiedi un Piano di Accumulo, segui la strategia che hai definito e vai avanti per la strada intrapresa.
Se i tuoi obiettivi finanziari sono cambiati o non ti senti più in linea con il profilo di rischio adottato, consulta un consulente finanziario indipendente.
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